SOGNI DI TERRACOTTA

Conversando con Giorgio Di Palma:


Lo incontriamo nel suo studio/atelier, un corridoio mansarda nel cuore della città delle ceramiche di Grottaglie. Salendo una ripida scala entriamo in un piccolo mondo fatato, fatto di creazioni giocose, colorate e curiose.
Si capisce che per lui l’arte è un divertimento e che l’aver ereditato un background “tradizionalista” come quello ceramico, non l’ha limitato, anzi è diventato motivo per osare e divertirsi ancora di più, riprendendo dalla tradizione non solo il materiale ma anche le sue forme. Nascono così la sua macchina da scrivere, una  vecchia “Olivetti Studio” o la leggendaria toy-camera “Diana”, sapientemente raccolti in una ventiquattrore di chiaro stile retrò, che rendono ancor più piacevole il quadretto vintage.
C’è poi tutta la sua creazione propriamente artistica, un’intera collezione di quadri, decalcomanie e schizzi, fatti di animaletti antropomorfi che spaziano dall’arte del fumetto furry di Richard Scarry alle fiabe illustrate di sapore ottocentesco di Beatrix Potter e di Jill Barklem.

S. Ciao Giorgio, cosa fai e come ti definiresti?

G. Gioco con la ceramica, allo stesso modo con cui i piccoli si divertono a giocare con la cera pongo. Non posso definirmi né un ceramista, perché offenderei  i maestri che conoscono la materia meglio di me, e nemmeno un artista, termine con troppe pretese. Potrei autocelebrarmi come creativo, ma preferisco definirmi una persona tranquilla, che indossa cappellini colorati e che odia i capperi e la sabbia.

S. Cos’è per te l’arte e quando hai capito che avresti intrapreso questa strada?

G. L’arte è un qualcosa di soggettivo, che non si studia e che non si impara.   Quando creiamo qualcosa con sentimento e riusciamo a trasferire lo stesso sentimento al fruitore, senza mediazioni, allora abbiamo creato un opera d’arte. Se, ad esempio, in un piatto di orecchiette riusciamo a sentire l’amore e il sentimento di chi l’ha cucinato, allora io considero quel cuoco un artista e quel piatto un opera d’arte. Lo stesso penso dei quadri, delle sculture, ecc. I critici d’arte e gli addetti ai lavori, in genere, deviano e influenzano le considerazioni soggettive, stabilendo gusti, mode e prezzi. Io ho iniziato a colorare a 27 anni, mentre vivevo con Lucky al sedicesimo piano di un grigissimo panel, nella peggior via del peggior quartiere di Budapest, in Ungheria. Mentre di giorno facevo il tecnico informatico, di notte disegnavo. Poi ho deciso di tornare a Grottaglie, dove mio padre ha uno studio d’arte ceramica, ho aperto il mio piccolo laboratorio ed ho iniziato a trasformare i miei sogni in argilla.

S. La scelta della ceramica come materiale creativo quanto ti limita e quanto in realtà potenzia la tua espressione artistica?

G. Lavorare con la ceramica vuol dire avere molta pazienza, calma e tempo. Portare a termine un opera significa aspettare anche settimane prima di vederla finita. Io sono una persona che vive senza fretta, inseguendo la calma e cercando di evitare lo stress. Per questo il connubio Giorgio-ceramica funziona perfettamente. Inoltre lavorare con la ceramica mi lascia quello spazio per definirmi un po’ originale, cosa molto importante per me.

 

 

 

 

 

 

 

 

S. Quali sono gli artisti che ti influenzano e dal quale attingi per le tue idee?

G. Non ho mai studiato arte o disegno, per questo tutte le mie ispirazioni provengono dalla quotidianità e da episodi realmente accaduti. Straordinarie fonti d’ispirazione sono Lucky, ovvero il mio cane, Ruga, la mia tartaruga, e le confezioni dei Corn Flakes. Mi piacciono molto gli oggetti vintage da riprodurre in ceramica e per questo frequento mercatini delle pulci e discariche abusive, terribili camere delle meraviglie.  Da un punto di vista artistico l’amicizia con Angelino mi ha permesso di incontrare e conoscere direttamente alcuni artisti che hanno influenzato inconsciamente ma inevitabilmente il mio stile.  Come ultimo, meno gradevole ma non meno utile, Internet rappresenta un ottima fonte d’ispirazione, racchiudendo milioni di immagini e di storie.                                                                                                                                                        Se volete i nomi dei miei 5 artisti preferiti viventi, eccoli: Erica il cane, Manuel Donada, Gemma Correll, Derek Erdman e, come ceramista, Paul Day.

 S. C’è un’idea che non hai ancora sviluppato e su cosa punti per le tue prossime creazioni?

G. Ci sono tantissime cose che mi piacerebbe fare in ceramica, ma non posso anticiparle perché porto a termine sol il 4% delle mie idee. Tuttavia, ceramica a parte, adoro lanciare progetti di utilità sociale, ottenendo sempre risultati disastrosi. Una volta, mentre ero a Budapest, ritrovammo con un amico, in una ex fabbrica abbandonata, tantissimi manifesti del periodo comunista. Ci proponemmo di lanciare un progetto insieme, partendo da questi poster. Lo faremo presto, spero.

 S. Come valuti il potenziale della tradizione ceramica verso nuove forme artistiche e di design?

G. Il termine ceramica è così ampio da includere migliaia di prodotti differenti, dal piatto decorato alla tazza da bagno, dai componenti di parti meccaniche ai laterizi. Con la ceramica si può fare di tutto, naturalmente adattandola ad un determinato contesto e periodo.  Grottaglie ha uno splendido quartiere delle ceramiche che ha avuto un grandissimo successo in passato perché si è riusciti a produrre in base alle esigenze del momento. C’erano poi alcuni studi di artisti che sperimentavano nuove tecniche e forme nuove. Oggi il quartiere  è in crisi perché molte botteghe, dal mio punto di vista, sono rimaste legate a produzioni obsolete e in cui è difficile trovare chi sperimenta. Ciò ha determinato, inevitabilmente, una caduta dei prezzi ed una omologazione dei prodotti.

 S. Che consiglio puoi dare a quelli che iniziano?

G. Iniziare è sempre un’ottima cosa. I primi risultati li sto vedendo solo adesso, dopo 2 anni di produzione ignorata dal mondo. C’è bisogno di volontà, autostima e soprattutto di idee. Il mio unico consiglio è di inseguire i nostri sogni e di trasformarli in idee…. prima di riaddormentarci.


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2 risposte a “SOGNI DI TERRACOTTA

  1. ciao ragazzi, complimenti per l’intervista.
    Anche noi, l’ultima volta che siamo passati da Grottaglie abbiamo apprezzato il lavoro di Giorgio di Palma, soprattutto il suo spirito ironico applicato a un materiale così importante come la ceramica.
    Buon lavoro e continuate così.

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