Archivio dell'autore: STABILIMENTI

I prototipi….work in progress!

A Grottaglie si continua a lavorare con Stabilimenti…

IL DESIGN DEI PICCOLI GRANDI PROBLEMI

Conversando con Andreu Capdevila Jordana:

Mesi fa abbiamo conosciuto questo giovane designer spagnolo “che vuole risolvere i problemi della società di oggi e di domani” (come lui stesso dice).  La sua attenzione verso un design funzionale, ci ha interessati molto. In particolare, la nostra attenzione è caduta sul progetto Enbasics, il quale si focalizza – come lui stesso ci racconta – sulla ricerca di quelle che sono le necessità fondamentali dell’essere umano, dando vita ad un progetto che unisce tradizione ed innovazione sia nell’uso che nei materiali. 

 

 

S. Come è nata  la tua interpretazione del tema del cibo fuori casa con il progetto embasics? 

A. Enbasics non è un prodotto che serve a trasportare il cibo fuori casa (potrebbe esserlo),  ma serve più che altro a trasportare gli alimenti da un luogo a un altro. Si tratta di una serie di recipienti finalizzati a contenere prodotti basilari; alimenti primari per gente essenziale. Sono stati  creati per contenere tre tipi di liquidi indispensabili alla dieta mediterranea: acqua, latte e olio. Il progetto dei tre contenitori è stato pensato di volta in volta per la conservazione dei liquidi e per facilitare il trasporto dal momento dell’ottenimento del prodotto al momento del consumo.

 

S. Per te, come il design trova  risposte innovative nell’artigianato,  che è invece patrimonio della tradizione ? 

A. L’approccio tradizione – innovazione lo potremmo riassumere così: lavoro manuale con macchinari tradizionali. In realtà per innovare non abbiamo bisogno di nuovi materiali, nuove tecnologie, ma solo cercare qualcosa che sia differente e funzionale allo stesso tempo. L’artigianato è molto più che uno strumento che serve per innovare, è uno strumento grazie al quale la tradizione può  creare nuovi oggetti, oggetti moderni, oggetti personalizzati, oggetti che a prima vista possono apparire tradizionali ma in realtà si adattano alle nuove necessità. In qualità di designer, l’artigianato è un elemento da tenere in conto per la possibilità di creare pezzi unici, per la possibilità di apprendere un modo di lavorare antico e di adattarlo a nuovi materiali come ad esempio convertire nuovi materiali di produzione artigianale. È molto più che una forma di apprendere: Enbasisc è creare  nuovi oggetti, nuove combinazioni.

S. Il design da risposte ai problemi: qual è il problema che tenta di risolvere il progetto embasics? 

A. Il progetto è particolarmente focalizzato sulla ricerca di quelle che sono le necessità fondamentali dell’essere umano.  Con questo progetto, ho voluto richiamare l’attenzione della società su temi quali quello del consumo smisurato di contenitori, dato che la società ha sempre prodotto rifiuti, soprattutto in questi ultimi anni in cui il volume dei rifiuti è cresciuto in maniera esagerata.  L’intento è quello di comunicare  e sensibilizzare le persone sul tema della salvaguardia dell’ambiente, valorizzando le risorse che abbiamo e il modo di conservarle. La creazione di questi recipienti serve a far si che gli utenti abbiano cura di essi, li apprezzino, ne abbiano rispetto e creino un vincolo con essi col passare del tempo. Come succedeva da piccoli con quel pupazzo che dormiva con noi e a cui raccontavamo i nostri segreti.

La serie di recipienti e contenitori sono stati progettati lanciando uno sguardo retrospettivo al modo di utilizzare, intendere e fabbricare le cose di molto tempo fa. Pertanto con questo progetto ho cercato di recuperare quella consuetudine, che nemmeno due decenni fa prevedeva che le persone andassero a prendere gli alimenti direttamente dal loro luogo di produzione con i recipienti corrispondenti, in questo caso l’acqua dalla fonte, il latte dalla mucca e l’olio dal mulino.

Anche per Enbasisc si è fatto ricorso a materiali che si utilizzavano in passato. Il contenitore in ceramica dell’acqua serve a proteggere l’acqua dalla luce del sole e conservare la sua temperatura; il contenitore in alluminio per il latte, evita l’ingresso della luce e dell’ossigeno al suo interno, non permette la perdite degli aromi ma permette di conservare la freschezza del latte.

 

Testo tradotto in spagnolo:  

S. ¿como nace tu interpretación sobre el tema de la comida fuera de casa con el proyecto embasics…? 

A. Enbasics es una serie de envases para los básicos;  alimentos básicos para gente básica. Creados para albergar tres líquidos necesarios para la dieta mediterránea;  agua, leche y aceite. El diseño de los envases ha sido pensado en todo momento para la conservación de los líquidos y facilitar el transporte desde el punto de obtención hasta el punto de consumo.

S. ¿Para tí, como hace el design a encontrar resupestas innovadoras en el artesanía que hace parte, en cambio, de la tradición? 

A. Primero de todo artesanía  la podríamos resumir como : Trabajo manual con maquinaria tradicional.  Realmente  para innovar no se necesita nuevos materiales, nuevas tecnologías, sino buscar algo  que se diferencie y que cubra su funcionalidad. La artesanía es una herramienta más para innovar, una herramienta  donde la tradición puede crear nuevos objetos,  objetos modernos, objetos con personalidad,  objetos que a simple vista parecen tradicionales pero que se adapta a las nuevas necesidades.  Como diseñador artesanía es un elemento a tener en cuenta, por la posibilidad de crear piezas únicas, la posibilidad de aprender la forma de trabajar de hace décadas  y  adaptarla a Nuevos materiales como hacer la inversión nuevos materiales con producción artesanal. Es una forma más de aprender, crear Nuevos objetos, nuevas combinaciones.

S. ¿El design da respuestas a problemas: cual es el problema que consigues resolver con tu proyecto embasics? 

A. El proyecto está enfocado a la búsqueda de las necesidades básicas que tiene el ser humano. Con este proyecto he querido hacer un llamamiento a la sociedad, una reacción frente al consumo desmedido de envases, ya que la sociedad siempre ha producido residuos, pero es ahora, en la sociedad de consumo, cuando el volumen de basura ha crecido de forma desorbitada. La intención de comunicar y sensibilizar a las personas para preservar el medio ambiente, valorando los recursos que tenemos y la manera de conservarlos. La creación de estos envases es para que el usuario los cuide,  los aprecie, les tenga respeto, que crean un vínculo a lo largo del tiempo. Como aquel muñeco que de pequeños dormía con nosotros i le contábamos nuestros secretos.

La serie de envases o contenedores se han diseñado haciendo una mirada retrospectiva a la manera de utilizar, entender y fabricar las cosas de hace un tiempo. Por eso con el proyecto he buscado encontrar la costumbre, en que no hace ni dos décadas las personas iban a buscar los alimentos a su punto de obtención con su envase correspondiente, en este caso la obtención del agua en la fuente , la leche en la vaquería y el aceite al molino.

También Para ello se ha devuelto a los materiales que se utilizaban años atrás. El envase del agua con cerámica, para proteger el agua de la luz del sol y mantener la propia temperatura. El envase de leche de aluminio, que evitando la entrada de luz y oxígeno como la pérdida de los aromas y también permite conservar su frescura de la leche.

Video: Prossima Fermata Grottaglie

Il video documentario dell’evento Prossima Fermata: Grottaglie. Per conoscere la storia, la tradizione, gli elementi dell’artigianalità essenziali per partecipare al contest Contieni la Puglia.

PROSSIMA FERMATA: GROTTAGLIE

Nell’ambito di  “CONTIENI LA PUGLIA”  concorso di design che invita i creativi italiani e stranieri a progettare un set di elementi-contenitore assemblabili e riconfigurabili da realizzare in ceramica che rielaborino l’uso tradizionale della terracotta grottagliese in chiave contemporanea, nasce “Prossima Fermata: GROTTAGLIE”, una visita all’azienda partner, FASANOCERAMICHE S.r.l. per poter approfondire la conoscenza delle tecniche di lavorazione della ceramica.

Il concorso “CONTIENI LA PUGLIA” ha come fine la prototipazione della proposta progettuale vincitrice, pertanto, l’iniziativa darà la possibilità ai creativi di osservare direttamente le modalità con le quali vengono realizzati gli oggetti in ceramica affinché i progetti sviluppati siano in linea con le tecniche di realizzazione e modellazione del materiale. Inoltre, durante la mattinata sarà posta l’attenzione sui temi trattati nell’ambito del concorso di idee  e sulle condizioni necessarie richieste.

La visita si terrà in data 01 ottobre 2011, ore 9,30 presso la sede della FASANOCERAMICHE S.r.l. via Caravaggio 45 a Grottaglie (Taranto). La partecipazione è totalmente gratuita e libera, ma è prerogativa degli aderenti raggiungere autonomamente la sede dell’azienda.

Tutti gli interessati devono comunicare la loro presenza, iscrivendosi nell’apposita sezione booking sul sito www.stabilimentionline.it , entro e non oltre le ore 24,00 del 28 settembre 2011. Tutti gli iscritti riceveranno una mail di conferma dell’avvenuta iscrizione.

Successivamente, saranno pubblicati all’interno del sito, i video della giornata.

SOGNI DI TERRACOTTA

Conversando con Giorgio Di Palma:


Lo incontriamo nel suo studio/atelier, un corridoio mansarda nel cuore della città delle ceramiche di Grottaglie. Salendo una ripida scala entriamo in un piccolo mondo fatato, fatto di creazioni giocose, colorate e curiose.
Si capisce che per lui l’arte è un divertimento e che l’aver ereditato un background “tradizionalista” come quello ceramico, non l’ha limitato, anzi è diventato motivo per osare e divertirsi ancora di più, riprendendo dalla tradizione non solo il materiale ma anche le sue forme. Nascono così la sua macchina da scrivere, una  vecchia “Olivetti Studio” o la leggendaria toy-camera “Diana”, sapientemente raccolti in una ventiquattrore di chiaro stile retrò, che rendono ancor più piacevole il quadretto vintage.
C’è poi tutta la sua creazione propriamente artistica, un’intera collezione di quadri, decalcomanie e schizzi, fatti di animaletti antropomorfi che spaziano dall’arte del fumetto furry di Richard Scarry alle fiabe illustrate di sapore ottocentesco di Beatrix Potter e di Jill Barklem.

S. Ciao Giorgio, cosa fai e come ti definiresti?

G. Gioco con la ceramica, allo stesso modo con cui i piccoli si divertono a giocare con la cera pongo. Non posso definirmi né un ceramista, perché offenderei  i maestri che conoscono la materia meglio di me, e nemmeno un artista, termine con troppe pretese. Potrei autocelebrarmi come creativo, ma preferisco definirmi una persona tranquilla, che indossa cappellini colorati e che odia i capperi e la sabbia.

S. Cos’è per te l’arte e quando hai capito che avresti intrapreso questa strada?

G. L’arte è un qualcosa di soggettivo, che non si studia e che non si impara.   Quando creiamo qualcosa con sentimento e riusciamo a trasferire lo stesso sentimento al fruitore, senza mediazioni, allora abbiamo creato un opera d’arte. Se, ad esempio, in un piatto di orecchiette riusciamo a sentire l’amore e il sentimento di chi l’ha cucinato, allora io considero quel cuoco un artista e quel piatto un opera d’arte. Lo stesso penso dei quadri, delle sculture, ecc. I critici d’arte e gli addetti ai lavori, in genere, deviano e influenzano le considerazioni soggettive, stabilendo gusti, mode e prezzi. Io ho iniziato a colorare a 27 anni, mentre vivevo con Lucky al sedicesimo piano di un grigissimo panel, nella peggior via del peggior quartiere di Budapest, in Ungheria. Mentre di giorno facevo il tecnico informatico, di notte disegnavo. Poi ho deciso di tornare a Grottaglie, dove mio padre ha uno studio d’arte ceramica, ho aperto il mio piccolo laboratorio ed ho iniziato a trasformare i miei sogni in argilla.

S. La scelta della ceramica come materiale creativo quanto ti limita e quanto in realtà potenzia la tua espressione artistica?

G. Lavorare con la ceramica vuol dire avere molta pazienza, calma e tempo. Portare a termine un opera significa aspettare anche settimane prima di vederla finita. Io sono una persona che vive senza fretta, inseguendo la calma e cercando di evitare lo stress. Per questo il connubio Giorgio-ceramica funziona perfettamente. Inoltre lavorare con la ceramica mi lascia quello spazio per definirmi un po’ originale, cosa molto importante per me.

 

 

 

 

 

 

 

 

S. Quali sono gli artisti che ti influenzano e dal quale attingi per le tue idee?

G. Non ho mai studiato arte o disegno, per questo tutte le mie ispirazioni provengono dalla quotidianità e da episodi realmente accaduti. Straordinarie fonti d’ispirazione sono Lucky, ovvero il mio cane, Ruga, la mia tartaruga, e le confezioni dei Corn Flakes. Mi piacciono molto gli oggetti vintage da riprodurre in ceramica e per questo frequento mercatini delle pulci e discariche abusive, terribili camere delle meraviglie.  Da un punto di vista artistico l’amicizia con Angelino mi ha permesso di incontrare e conoscere direttamente alcuni artisti che hanno influenzato inconsciamente ma inevitabilmente il mio stile.  Come ultimo, meno gradevole ma non meno utile, Internet rappresenta un ottima fonte d’ispirazione, racchiudendo milioni di immagini e di storie.                                                                                                                                                        Se volete i nomi dei miei 5 artisti preferiti viventi, eccoli: Erica il cane, Manuel Donada, Gemma Correll, Derek Erdman e, come ceramista, Paul Day.

 S. C’è un’idea che non hai ancora sviluppato e su cosa punti per le tue prossime creazioni?

G. Ci sono tantissime cose che mi piacerebbe fare in ceramica, ma non posso anticiparle perché porto a termine sol il 4% delle mie idee. Tuttavia, ceramica a parte, adoro lanciare progetti di utilità sociale, ottenendo sempre risultati disastrosi. Una volta, mentre ero a Budapest, ritrovammo con un amico, in una ex fabbrica abbandonata, tantissimi manifesti del periodo comunista. Ci proponemmo di lanciare un progetto insieme, partendo da questi poster. Lo faremo presto, spero.

 S. Come valuti il potenziale della tradizione ceramica verso nuove forme artistiche e di design?

G. Il termine ceramica è così ampio da includere migliaia di prodotti differenti, dal piatto decorato alla tazza da bagno, dai componenti di parti meccaniche ai laterizi. Con la ceramica si può fare di tutto, naturalmente adattandola ad un determinato contesto e periodo.  Grottaglie ha uno splendido quartiere delle ceramiche che ha avuto un grandissimo successo in passato perché si è riusciti a produrre in base alle esigenze del momento. C’erano poi alcuni studi di artisti che sperimentavano nuove tecniche e forme nuove. Oggi il quartiere  è in crisi perché molte botteghe, dal mio punto di vista, sono rimaste legate a produzioni obsolete e in cui è difficile trovare chi sperimenta. Ciò ha determinato, inevitabilmente, una caduta dei prezzi ed una omologazione dei prodotti.

 S. Che consiglio puoi dare a quelli che iniziano?

G. Iniziare è sempre un’ottima cosa. I primi risultati li sto vedendo solo adesso, dopo 2 anni di produzione ignorata dal mondo. C’è bisogno di volontà, autostima e soprattutto di idee. Il mio unico consiglio è di inseguire i nostri sogni e di trasformarli in idee…. prima di riaddormentarci.


BENVENUTI

welcome

STABILIMENTI nasce dall’idea di un gruppo di amici e architetti, che ha costituito nello scorso Maggio un’associazione di professionisti patrocinata dalla Regione Puglia e vincitrice del Bando di Principi Attivi 2010. L’associazione ha l’obiettivo di sviluppare un progetto di valorizzazione e sponsorizzazione della cultura del territorio pugliese attraverso l’innovazione dei processi di relazione tra i professionisti ed esso stesso. Le professionalità riguardano l’ambito del design, architettura e arti grafiche.

Si può parlare di una doppia o forse tripla missione del progetto di Stabilimenti. Per prima cosa investe nelle relazioni e nelle sinergie tra professionisti del settore per creare un contenitore che alla stregua del collettivo spagnolo istituisce una maniera nuova e creativa di approccio alle tematiche scelte: si tratta di una forma di sperimentazione di quella che i nostri colleghi spagnoli Zuloark chiamano gerarchia fluida. Si riconosce nella rete di persone e professionisti un principio operativo molto significativo. Ognuno è leader del gruppo a seconda delle specificità necessarie, non esiste una forma di aggregazione piramidale ed è per questo che vogliamo creare una rete di comunicazione attraverso Stabilimenti, delle esperienze di architetti, designer e artisti nell’ambito del nostro spazio, quello di via Cardassi ma anche e soprattutto nel nostro blog, nella nostra pagina facebook. Il tutto per costituire un network di idee a servizio del territorio e soprattutto del lavoro dei giovani professionisti, che in maniera particolare hanno bisogno di sostegno e forme di aggregazione.

Questo è quello che abbiamo voluto condividere venerdì 22 luglio: raccontare le nostre idee, i nostri obiettivi e la voglia di collaborare.

Il progetto si snoda a partire da quello che è il background esperienziale di ognuno di noi che prima è stato spinto fuori Bari: Roma, Milano, Firenze, Napoli, Genova e poi magneticamente travolto dal gusto inconfondibile della vita pugliese e riportato proprio qui a Bari per dare vita a ciò che altrove già costituisce una forma di aggregazione istituzionalizzata: il coworking.  In secondo luogo, il progetto coinvolge creativi nella ricerca extra universitaria che si sviluppa attraverso meeting e bandi di concorso tematizzati e contestualizzati in tal modo creando una alternativa culturale nel nostro territorio scarso di luoghi della cultura libera e attiva. In terzo e non ultimo lo spazio di Stabilimenti diventa occasione per proporre piccoli progetti di creativi in generale in maniera semplice e immediata senza incorrere nei meccanismi contorti della burocrazia.

Gli obiettivi sono tanti e alti, ovviamente l’associazione ha bisogno di VOI per partire, per costruire una base nuova su cui poggiare il lavoro futuro. È troppo consumata l’idea dell’architetto chiuso nel suo studio che si occupa dei suoi progetti e dei suoi cantieri. È necessario agire insieme per creare un movimento, un processo per cui la cultura dell’architettura e del design investa la gente comune e soprattutto coloro che operano sul territorio in molti casi deturpandolo. La sensibilità verso questi temi porta a dire che è il momento di cambiare rotta partendo da ciò che la Puglia offre in termini di cultura artigianale e risorse naturali per creare nuovi scenari e nuovi contest accessibili, sostenibili ma soprattutto interessanti.

Grazie a tutti.

MITO

Il mito del passato ed il mito del presente, l’oggetto unico e la perfezione, decorazione e funzionalità.
La modernità, l’industrializzazione, la ricerca del bello e utile, la possibilità di scelta, hanno depredato l’oggetto antico della sua funzionalità assumendola in pieno, e lasciando al manufatto artigianale solo il “mito”.
L’oggetto artigianale tuttavia viene ancora usato per la funzione a cui assolve ma la scelta di possederlo è quasi sempre motivata dal suo statuto particolare, più per desiderio che per bisogno.
La produzione artigianale nasceva come soluzione ad un problema pratico, era fatta “per”, e il “come” era una conseguenza; il consumatore valutava il bisogno più che la volontà.
Anche la ceramica Grottagliese nasce come ceramica d’uso, per conservare più a lungo possibile i prodotti della terra, acqua, olio o vino. Con il cambiamento e con l’avvento della realtà moderna lo statuto dell’oggetto ceramico si è modificato.
Nel Novecento il momento cruciale per la produzione della ceramica è il lancio dell’oggettistica in plastica che sostituisce l’argilla perchè meno costosa, meno pesante, più comoda.  E’ “il mito del presente”.
Il manufatto diventa obsoleto, passato, segno.
Si deve necessariamente attendere la saturazione del mercato della plastica per poter parlare di nuovo di ceramica, ma con un’altra accezione. E’ quasi un oggetto sognato, è il “mito del passato”.
L’artigiano tuttavia non può evitare la modernità, e nemmeno dovrebbe aspirare a farlo.
Riproporre l’uso tradizionale della ceramica di Grottaglie in chiave contemporanea, conservare, consumare i prodotti della terra pugliese, fuori dalle mura domestiche; è questo il progetto, un po’ nostalgico, un po’ ambizioso ma sicuramente nel nostro tempo.